DFOS-IT

Gli infortuni nella danza, il problema attualmente più diffuso tra i danzatori di tutti i livelli e gli stili, hanno assunto un ruolo di grande rilievo nella letteratura peer-reviewed di Medicina della Danza sia per l'altissima prevalenza del fenomeno, sia per il pesante impatto economico sulla società che comportano. Sono presenti, in letteratura, moltissimi questionari di outcome mirati ad una popolazione sportiva, ma nessuno specifico per i danzatori. Il Dance Functional Outcome Survey (DFOS) è stato costruito per colmare questa mancanza. La Medicina della Danza in Italia è, purtroppo, ben lungi dall’essere al passo con le altre realtà internazionali e pochissimi sono gli articoli scientifici “made in Italy” che si occupano di questo settore. Ad Ottobre 2017 alla 27° Conferenza Annuale dell’International Association of Dance, Medicine and Science di Houston, due fisioterapiste italiane, Angela Contri e Sara Muccioli, hanno presentato i risultati del “Primo Studio Nazionale sugli Infortuni nella Danza in Italia”, evidenziando per la prima volta l’elevata rilevanza del fenomeno in Italia (lifetime prevalence 77,4%). Non esistendo, ad oggi, misure di outcome validate in Italiano mirate alle specifiche richieste funzionali dei danzatori, la traduzione e validazione in italiano del DFOS potrebbe offrirci uno strumento utile, rapido da somministrare e con buone prestazioni psicometriche, per monitorare lo stato di salute e/o la limitazione funzionale secondaria ad infortunio tra i danzatori italiani.

Per poter rendere questo progetto una realtà abbiamo bisogno dell'aiuto del maggior numero di danzatori possibile, di livello intermedio/avanzato, dai 18 anni in su.

La partecipazione al progetto di ricerca comporta la compilazione in via anonima di alcuni questionari in lingua italiana inerenti alcuni dati generali, il dolore e le conseguenze degli infortuni sulle attività della vita quotidiana, l'attività di danzatore e la salute generale.

La partecipazione allo studio è volontaria e gratuita. Per i partecipanti la collaborazione non comporta nessun tipo di rischio o disagio. I ricercatori si attendono di mettere a punto un valido strumento per la valutazione specifica degli infortuni nei danzatori, utile sia ai fisioterapisti, che ai medici.

Se vuoi aiutarci e partecipare allo studio con le tue risposte anonime, clicca qui!

Il dolore al tallone

A cura del Dott. Omar De Bartolomeo


Il dolore al tallone è un sintomo lamentato di sovente sia dai ballerini che dalle tersicoree. Di solito le cause del dolore sono legate in parte alla conformazione del piede, all’età e alla tecnica di danza.
Distinguendo in base all’età le possibili cause di dolore al tallone dobbiamo ricordare innanzi tutto una patologia dell’accrescimento, definita osteocondrosi di Haglund-Sever-Blanke. Questa è la sofferenza del nucleo apofisario posteriore del tallone, tipica dall’età dagli 8 ai 13 anni. Si manifesta con dolore al calcagno, talora irradiato verso il tendine di Achille, dolore durante la fase di appoggio del calcagno al pavimento, al salto, alla corsa. La malattia., benigna, può durare da poche settimane a 1-2 anni, ma si risolve. La terapia migliore è il riposo funzionale, fino a che il dolore diminuisce. Durante la fase acuta, oltre alla terapia antalgica locale e l’uso di una soletta in silicone, è possibile praticare sbarra a terra, stretching e nuoto, tutte attività che non sovraccaricano l’unità funzionale del calcagno-tendine d’Achille.
Altra sede classica di dolore è a livello dello spazio triangolare retro tendineo rispetto al tendine Achilleo (figura 1). Anche in questo caso il dolore insorge durante l’età di accrescimento, si verifica per sovraccarico funzionale (lavoro in mezza punta) e si associa spesso a contrattura e brevità della muscolatura del polpaccio e a piede piatto. In questo caso la terapia migliore è lo stretching, l’elongazione della muscolatura e il massaggio decontratturante del polpaccio. Potrebbe essere necessario l’uso di una talloniera di rialzo per ridurre la tensione della muscolatura del polpaccio.
Infine, tra le cause più frequenti di dolore in regione calcaneare, ricordiamo le tendini del tendine d’Achille, del tibiale posteriore e dei peronei e/o del flessore dell’alluce.
I ballerini più adulti possono andare in contro a patologie differenti, questo perché le loro richieste di performance sono maggiori e più intense. Grande ruolo gioca la morfologia del piede, la tecnica del salto (e dell’atterraggio), l’uso della scarpa da punta e gli eventuali errori tecnici (rolling in del piede). Tra le cause più frequenti di dolore in regione del calcagno ricordiamo (immagine 2):
1) spina calcaneare: dolore sotto al calcagno, puntiforme, con difficoltà ad appoggiare il tallone a terra. Spesso associata a fascite plantare. Tipica del piede piatto/pronato ma anche cavo, soprattutto per eccessivo esercizio dei salti.
2) tendinopatia del tibiale posteriore e/o del flessore dell’alluce: dolore a livello retromalleolare interno, talora associato a tumefazione e crepitio ai movimenti. La tendinopatia del tibiale posteriore spesso si associa a piede pronato/piatto, rolling in del piede, eccessivo studio della punta e dei salti. La tendinopatia del flessore dell’alluce si associa a rolling in del piede, erronea fase di salita del relevè con “svirgolo” verso l’esterno del piede, griffe delle dita, tendenza al sollevamento da terra delle dita durante la fase del relevè (segno del “playing the piano”).
3) tendinopatia inserzionale del tendine d’Achille: tipicamente il dolore è a livello del tendine d’Achille, a 3 cm circa dal calcagno. Tra le cause, oltre l’overlavoro, lo studio della punta, l’erroneo atterraggio dai salti, si associa al’uso della scarpa da punta con lacci troppo stretti o male avvolti attorno alla caviglia. Il mal allineamento del calcagno può essere un fattore predisponente. Esistono poi cause sistemiche, legate all’uso di antibiotici, terapie mediche per malattie croniche.
4) fascite plantare: tipicamente il dolore è a carico della volta del piede, a livello dell’arco interno e si proietta verso il calcagno. Spesso si associa ad un piede pronato o piatto, mancato sostegno della volta, eccessivo studio della punta e/o dei salti, pavimenti rigidi. Lo stretching e il massaggio della volta spesso risolvono in tempi brevi
5) tendinopatia dei peronei: assai frequente, spesso connessa a errori tecnici come lo “svirgolo” del piede in punta e/o al rolling in del piede. Questi due errori sono stati più volte trattati nel corso di questa rubrica. Il dolore è tipicamente retro malleolare esterno. Si può talora osservare tumefazione locale e/o crepitio ai movimenti nei casi più gravi. Utile è lo stretching, il massaggio e la correzione del gesto tecnico e/o degli errori tecnici.
6) borsite di Haglund: dolore e tumefazione posteriore al calcagno. Spesso legata alla sfregamento della scarpetta contro il tallone. È una patologia benigna ma fastidiosa, in quanto provoca dolore e gonfiore della borsa con difficoltà ad indossare la scarpetta da punta o da mezza punta. Le terapie non sempre riescono a risolvere in tempi brevi il quadro clinico, quindi spesso occorre modificare la scarpetta o usare per qualche tempo una scarpa ginnica idonea. Utile è comunque eseguire una Rx-grafia del piede poiché alcune volte alla base della borsite potrebbe esserci una spina calcaneare posteriore e/o una spicola ossea che irriterebbe i tessuti molli vicini.
Un’altra frequente patologia pericalcaneale è l’impingement posteriore altrimenti detta conflitto posteriore di caviglia. Per la complessità anatomica della regione e per meglio spiegarne le cause, si rimanda ad un successivo articolo.


Immagine 1: dolore in regione pretendinea (mano destra), differente dal dolore in sede calcaneare tipica del malattia di Haglund-Sever-Blanke (mano sinistra).


Immagine 2: riassunto delle sedi maggiore di dolore più frequente: 1) spina calcaneare 2)tendinopatia del tibiale posteriore e/o del flessore dell’alluce, 3) tendinopatia inserzionale del tendine d’Achille, 4) fascite plantare, 5) tendinopatia dei peronei, 6) borsite di Haglund.

 

 

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I dolori all'alluce

A cura di Omar De Bartolomeo


L’alluce è un distretto anatomico particolarmente sovraccaricato nella pratica della danza, ma non necessariamente questo vuol dire che esso debba essere considerato sede frequente di patologie. Le patologie dell’alluce dipendono innanzi tutto dalla anatomia del piede e dell’avampiede, dalla sua biomeccanica e dalla tecnica più o meno corretta di danza. Come detto in occasione di precedenti articolo pibbilicati si questa rivista, il piede può avere forme differenti in base a quella che si chiama “formula digitale”. Questa indica il rapporto tra le lunghezza del primo dito in relazione al secondo dito e a seguire delle altre tre dita. Si distinguono infatti in piede greco (secondo dito più lungo rispetto al primo), piede egizio (primo dito più lungo di tutte le altre dita, a scalare), piede quadrato (primo e secondo dito della stessa lunghezza). Il fatto che l’alluce sia più lungo delle altre dita questo fa si che sia sottoposto a stress compressivi nella scarpa da punta, soprattutto per la presenza del rigido puntale in gesso. Meno problematica è la scarpa “da mezza” in quanto questa è più morbida, quindi più “deformabile” in regione dell’alluce. La scarpa da punta invece impone un adattamento dell’alluce non sempre comodo. Per questo si possono avere lesioni dell’unghia, callosità sulla interfalangea o sulla metatarso-falangea dell’alluce.
Possono insorgere anche una borsite della metatarso falangea e tendinopatie del flessore dell’alluce e/o dell’estensore dell’alluce.
L’uso di una scarpa con puntale stretto e/o non adatto al piede/avampiede può facilitare l’insorgenza di un valgismo della interfalangea o della metatarso falangea, una borsite della metatarso-falangea. Importante sarà quindi scegliere correttamente la scarpa da punta in relazione alla propria tipologia di piede/avampiede, e munirsi di presidi atti a aumentare la superficie di “scarico” e rendere più omogeneo il contatto piede/scarpa da punta. Da qui l’uso dei puntali in silicone.
Proseguendo in maniera descrittiva, potremmo dire che le lesioni più frequenti a livello del primo dito del piede sono:

- Onicopatie, frattura dell’unghia, unghia incarnita: in ordine, sono l’infezione dell’unghia, lesioni da indebolimento e rottura dell’unghia, con possibile sua avulsione. L’unghia incarnita è invece la inflessione del margine dell’unghia all’interno del margine cutaneo con arrossamento, dolore, secrezioni siero-purulente con possibile difficoltà a indossare la scarpa da danza. Una corretta igiene dei piedi spesso evita queste lesioni.

- Callosità della interfalangea: dovute a sfregamento e/o sovraccarico funzionale tra articolazione interfalangea dell’alluce e il puntale della scarpa. Errori tecnici posso favorire l’insorgenza di tale patologia in quanto il mal allineamento delle dita nell’atto dell’estensione delle dita in punta può determinare maggior carico su questa articolazione. L’iperflessione della interfalangea, infatti, determina la maggior “sporgenza” di questa articolazione.

- Borsite metatarso-falangea (MTF): dovute a sovraccarico dell’articolazione MTF, facilitata da errori tecnici ma anche forma del piede (piede egizio). L’uso della scarpa da punta può peggiorare tale atteggiamento e il sovraccarico articolare. L’uso del puntale o di cuscinetti costruiti ad hoc può ridurre l’attrito e/o il sovraccarico.

- Valgismo metatarso falangeo: dovuto in parte a predisposizione anatomica (metatarso varo, forma e appoggio del piede) e a tecnica errata (rolling in). L’uso della scarpa da punta può peggiorare la deformità. Utile corregge gli errori tecnici fin da piccoli, per evitare che la predisposizione anatomica sfoci in patologia dolorosa da adulti. L’alluce valgo deve però essere considerato un atteggiamento dell’articolazione, non una vera e propria malattia. Questo vuol dire pochi sono le articolazioni che meritano correzione chirurgica. Patologia differente, di origine traumatica o microtraumatica, è l’alluce rigido, dovuto alla formazione di “becchi” ossei a livello della testa del metatarsale oppure della base della prima falange dell’alluce. Questo comporta un blocco doloroso della flessione della MTF, con limitazione del relevè.

- Sesamoiditi: patologia che colpisce le due ossa sesamoidi poste nello spessore del tendine flessore dell’alluce. Il sovraccarico può derivare da errori tecnici (errato aplomb del piede in mezza punta con appiombo sul primo dito, rolling in).

- Tendinopatia del flessore dell’alluce: per errori tecnici (rolling in, alterato aplomb del piede) il tendine può soffrire a livello retro malleolare interno, alla pianta del piede oppure più distale a livello dell’alluce/metatarso-falangea. La correzione dell’appoggio plantare e la rimozione degli errori tecnici riduce il rischio di insorgenza e/o cronicizzazione della stessa.

Le lesioni da sovraccarico nella danza classica

A cura di Omar De Bartolomeo

La danza classica, pur non rappresentando uno sport, espone il ballerino a molte lesioni da overuse.
Con questo termine si indica un insieme di patologie legate alla pratica di un gesto (lavorativo, sportivo e artistico), ripetitivo, di solito bassa intensità, ma tale da provocare un sovraccarico delle strutture muscolo scheletriche. Le strutture coinvolte sono quindi i tendini, le articolazioni, i legamenti, i muscoli e le ossa. Le cause del sovraccarico vanno ricercate in due grossi capitoli: la conformazione muscolo-scheletrica del ballerino e la tecnica. Questi due fattori costituiscono, da soli, l’ottanta per cento almeno delle cause di sovraccarico.

Il corpo del ballerino è infatti il fattore “limite”, vale a dire l’elemento che determina il livello, la qualità di performance. I ballerini dotati di grandi escursioni articolari potranno andare in contro ad alcune tipologie di lesioni, ballerini “meno dotati” invece potrebbero subire l’effetto di altre tipologie di lesioni. Il tipo di lesioni, l’entità e la sede, dipenderanno, oltre che dalla costituzione fisica del ballerino, anche dalla tecnica di danza, dagli errori tecnici e, non da ultimo, dall’ambiente. È infatti risaputo che pavimenti duri, poco elastici, ammortizzano poco le fasi di discesa dai salti, sovraccaricando quindi l’apparato muscolo tendineo e le articolazioni. Situazione simile se si usano scarpe non idonee per la danza e lo sviluppo di tendinopatie. Un ultimo fattore da considerare, nello causazione delle lesioni da overuse, è legato alla possibilità per ciascun ballerino di prestare un adeguato periodo di riposo tra una lezione e la successiva, uno spettacolo e l’altro. Quest’ultimo fattore non va trascurato, se si ammette che ogni ballerino ha una propria costituzione fisica, un proprio modo di alimentarsi e idratarsi, di allenarsi, il tutto inserito in abitudini lavorative quotidiane differenti. In più nella danza esistono ruoli differenti in scena, per cui un primo ballerino potrebbe necessitare di riposo e cure differenti da un ballerino di fila.

Analizzando i diversi fattori, potremmo dire che il corpo del ballerino rappresenta il substrato su cui le lesioni da overuse possono insinuarsi. La forma delle superfici, la loro possibilità di escursione articolare. La presenza di un piede piatto, di un ginocchio valgo, o di un ginocchio iperesteso (recurvato) sono atteggiamenti di per se non patologici, soprattutto se si considerano allievi in età di sviluppo, ma possono divenire substrato per una patologia qualora non si ripulisca la tecnica di insegnamento, qualora si commettano errori tecnici nell’esecuzione di alcuni fondamentali (rolling in del piede, ad esempio, cioè “mancato sostegno della caviglia”), oppure balli su pavimenti duri, senza adeguate pause durante la lezione o tra una lezione e l’altra. Ballerini “poco dotati” da un punto di vista fisico potranno più facilmente andare in contro a lesioni da overuse.

Si pensi ad esempio ai piedi dotati di scarso “collo piede” (immagine 1), che possono andare in contro a tendinopatie dell’Achilleo, borsite retro calcaneare, tendinopatie dei muscoli profondi della gamba, impingement posteriore della caviglia, tendinopatia dei tendini sul dorso del piede, fratture da stress delle ossa metatarsali, frattura del processo posteriore dell’astragalo (immagine 2). Solo alcune di queste patologie possono infatti essere trattate senza intervenire sulla tecnica. La base anatomica infatti predispone, ma la non corretta tecnica determina spesso l’insorgenza della patologia. Lavorando (e non forzando) il piede al modo giusto, dietro i consigli della insegnante preparata e magari anche di un fisioterapista che si occupa di danza, potrebbe esser possibile un miglioramento della sintomatologia dolorosa e la rottura di un circolo vizioso che spesso porta alla cronicizzazione del problema e alla lesione da overuse.

La tecnica errata costituisce quindi il fattore scatenante. A nostro giudizio, soprattutto nelle scuole a livello amatoriale, questi errori accompagnano la carriera del ballerino fino all’età adulta, e per questo bisognerebbe sensibilizzare il lavoro degli insegnanti già a partire dalla propedeutica, per far capire agli allievi quale è il corretto appoggio del piede a terra nei diversi fondamentali, come si ricerca l’aplomb dell’arto inferiore, come si dovrebbe atteggiare il bacino, come si lavora per cercare di migliorare l’en de hors e il lavoro del rachide (immagine 3).

Tra le patologie da overuse, dobbiamo assolutamenter ricordare le fratture da stress. Esse insorgono qualora l’osso non riesca a riparare le microlesioni prodotte dall’attività sportiva/artistica, ma hanno come substrato alcune condizioni quali l’assenza dei cicli mestruali, abitudini alimentari sbagliate, forte dimagrimento, la tecnica e la conformazione scheletrica. È noto infatti che i maschi sono più soggetti alla frattura da stress (immagine 4) della tibia, mentre le ballerine a livello della base dei metatarsali. Nel primo caso, i salti sono la causa principale, così come l’intensa attività muscolare del polpaccio. Nel secondo caso, invece, la forma del collo piede, la presenza o meno di un ginocchio recurvato, la tecnica in mezza punta e in punta rappresentano i fattori più facilmente implicati.

Risulta quindi chiaro che la danza classica, soprattutto se svolta intensamente, può presentare alcune insidie, sia in ballerini dotati, sia e soprattutto in ballerini che “meno dotati”. In entrambi i casi la corretta tecnica di esecuzione potrà prevenire, evitare la cronicizzazione delle lesioni, evitare la recidiva.


Tratteremo questi e altri argomenti a Danza in Fiera, dove vi aspettiamo numerosi. Quest’anno avremo la partecipazione anche di Sara Benedetti (fisioterapista), di Francesco Rossetti (medico specialista in Ortopedia e Traumatologia) e Esther Sancho (fisioterapista).

Immagine 1: scarso collo piede

Immagine 2: sedi più frequenti di dolore di caviglia.

Immagine 3: errori tecnici più frequenti. In alto: rolling in del piede, cioè mancato sostegno delle caviglie.

A destra: tendenza alla supinazione in relevè. In basso: eccessivo sostegno della caviglia.

Immagine 4: frattura da stress a livello della corticale anteriore della tibia in un giovane ballerino.

 

Il piede nella danza

A cura di Omar De Bartolomeo

 

La danza, in ogni sua forma, rappresenta una forma artistica di alto livello. Durante l’esecuzione di tutti i fondamentali tecnici sono richieste doti fisiche, attitudinali e psichiche che diversificano la danza da ogni forma di “movimento corporeo”. La danza è una forma d’arte dove l’esecuzione del fondamentale è svolto con una grande ricercatezza tecnica e gestuale. La forma delle superfici articolari, l’azione muscolare e la conformazione corporea rappresentano i limiti a cui il ballerino è soggetto. 

Il rapporto tra i fattori sopra elencati influenza la possibilità di trauma e di lesioni da durata(altrimenti definite lesioni da overuse).

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Il mal di schiena nel balletto

A cura Omar De Bartolomeo


Il mal di schiena è un sintomo spesso lamentato dai ballerini, soprattutto nei maschi per via delle prese e nelle ballerine per via del lavoro in arabesque e cambrè. Il maschio invece soffre di dolori muscolari in occasione di allenamento delle prese o dei salti, soprattutto su pavimenti non idonei.

Per comprendere l’origine del mal di schiena e cercare di prevenire l’insorgenza di tale sintomo, è bene ripassare insieme alcuni punti essenziali della anatomia del rachide.
Il rachide è formato da una serie ordinata di vertebre, impilate le une sulle altre e organizzate in modo da identificare 3 curve principali: la lordosi lombare, la cifosi dorsale, la lordosi cervicale.
Nei ballerini questa ripartizione non sempre viene mantenuta, questo perché la danza richiede il giusto aplomb durante l’esecuzione delle pirouettes e la corretta retroversione del bacino per permettere la corretta biomeccanica all’arto inferiore.

La rettilineizzazione dorsale sarà responsabile inoltre dell’aumento dei diametri delle coste, con miglioramento della capacità cardio-polmonare, e una miglior biomeccanica della articolazione tra scapola e torace nei ports del bras. Le vertebre sono unite tra loro da un importante e tenace sistema legamentoso, capace di donare resistenza ma nello stesso tempo flessibilità alla struttura. I movimenti della colonna sono assicurati da un complicato intreccio di muscoli, disposti su 3 piani (superficiale, intermedio e profondo). I muscoli più profondi sono anche i più piccoli, generano i movimenti tra una vertebra e l’altra, mentre i muscoli più superficiali sono più voluminosi, lunghi, e più forti (immagine 1 e 2).

In immagine 1 è possibile osservare alcuni muscoli della colonna e, schematicamente, la loro inserzione. Come si vede, esistono alcuni muscoli che servono solo ai movimenti della colonna, altri che invece connettono la colonna agli superiori e inferiori (muscolatura glutea).

In immagine 2 invece si osserva la rettilineizzazione del tratto lombare e dorsale in una ballerina professionista. Notare che gli spazi intervertebrali, vale a dire gli spazi più scuri tra una vertebra e l’altra mantengono la stessa distanza e sono paralleli tra loro.


La colonna è soggetta a molte forze durante la stazione eretta, la deambulazione e la pratica di attività come la danza.
Numerosi studi sulle forze di carico della colonna dimostrano che in un uomo di 60-70 kg, a livello del tratto lombare, si registra un carico pari a 70 kg quando egli è in posizione seduta, 210 kg quando il soggetto solleva 20 kg con schiena flessa e ginocchia estese. Questo ci deve far pensare ai carichi che subisce la nostra colonna durante la danza, attività che comprende sollevamenti, cambré, attitude, salti,…da qui l’importanza di non avere anomalie strutturali di questa.

Un rachide con vertebre ben allineate, il lavoro muscolare isometrico, eccentrico e in allungamento, permetterà di ottenere schiene forti, flessibili, capaci (almeno in teoria) di grandi escursioni articolari. Questo soprattutto nella ballerine. Il ballerino infatti spesso è caratterizzato da escursioni articolari inferiori per via dello sviluppo di masse muscolari superficiali più voluminosi (trapezio, pettorali, dorsali).

Questo è dovuto essenzialmente alle prese, ai salti, oltre alla diversa costituzione genetica! Con il giusto allenamento però, anche il maschio può raggiungere grandi doti artistiche di flessibilità oltre che di forza. Si veda un esempio in foto 3, dove si paragonano due fondamentali identici, svolti da una ballerina e da un ballerino.


Esistono però alcuni fattori che possono limitare queste capacità di performace: la scoliosi, alcune anomalie congenite delle vertebre (la fusione di 2 vertebre, l’iperlordosi, la insufficiente orizzontalizzazione del bacino). Di sicuro il problema più grosso per i ballerini con il desiderio di intraprendere la carriera professionistica è la scoliosi. Per scoliosi
si intende una patologia malformativa delle vertebre, caratterizzata da inclinazione laterale della colonna  associata a rotazione e torsione dei corpi vertebrali. La limitazione è tanto maggiore quanto più grave è l’anomalia anatomica e in base alla sede.

Altro fattore di primaria importanza da tenere in considerazione è l’età di osservazione.
La scoliosi infatti può peggiorare con il passare degli anni, si aggrava fino a che la schiena cresce. La danza, se lieve, non è un fattore limitante nella danza, sebbene possa essere un limite alla pratica e nella pratica della danza a livello professionistico. Il rischio è, oltre il peggioramento della malformazione scheletrica data da anomali carichi supportati dalla schiena, il ricorrere di fastidiosi mal di schiena fino a una precoce patologia discale. Un attenta visita, ripetute periodicamente durante l’anno, sarà possibile saggiare l’evolutività della curva e la possibilità di continuare la pratica della danza. A nostro avviso la danza classica, svolta nel rispetto dello sviluppo armonico e simmetrico delle masse muscolari, con il controllo “propriocettivo” del proprio corpo davanti allo specchio, è una ottima ginnastica posturale. Ovviamente essa deve essere consigliata e svolta solo con l’aiuto di un personale medico e fisioterapico specializzato nonché insegnanti di danza attente e preparate.